Sandro Piermarini

CATEGORIA ARTISTICA: Scultura

BIOGRAFIA
Sandro Piermarini è nato a Macerata nel 1947 dove vive e lavora. Ha frequentato L’Istituto d’Arte di Macerata e successivamente il Liceo Artistico in via Ripetta a Roma. Ha avuto come maestri Nino Ricci, Diego Pettinelli, Sante Monachesi, Gastone Novelli, Renato Guttuso, Marcello Avenali, Afro. Rientra a Macerata ha subito intrapreso il lavoro artistico interessandosi alla pittura e alla scultura, successivamente si è interessato anche all’arte incisoria. Ha inziato l’attività espositiva nel 1970 con un’originale mostra nella chiesa superiore dell’Abbazia di S. Claudio con altri amici di liceo. Ha avvertito precocemente la necessità di inserire nel proprio modo di operare artistico l’impegno sociale e anche in quella mostra cercò di concretizzare l’idea di un’arte che, da evento individuale, divenisse manifestazione collettiva inserita nel tessuto sociale. Ha riproposto gli intenti di tale mostra realizzando un intervento nel centro urbano di Pisoniano, in provincia di Roma. In tale circostanza, insieme ad un numeroso gruppo di giovani operai e studenti, fu individuato un tema: “lo spopolamento dei piccoli centri per un esodo nella grande città con conseguente depauperamento di un patrimonio di valori e di tradizioni non più recuperabile, perdita di identità ed alienazione massificante”. In un suggestivo allestimento furono proposti i materiali di una tradizione artigianale e contadina in via di estinzione: ferro e legno. Attraverso un assemblaggio di vecchi oggetti, fu realizzata una grande scultura che, per diversi anni, restò collocata in uno spazio verde, in prossimità di una scuola. L’intera operazione presuppose la mobilitazione di una gran parte degli abitanti del piccolo centro laziale, concretizzando così l’idea iniziale di un intervento creativo di dimensione collettiva e sociale. Inserito in tale impegno per diversi anni, ha accantonato il lavoro artistico dedicandosi però, a livello intellettuale, ad un lavoro di progettazione che ha dato adito recentemente alla realizzazione di opere scultoree, con inserimenti frequenti di pittura.

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Il contrario e la sua logica
Il senso della mia ricerca

L’intuizione ha certamente viaggiato nello spazio per un tempo infinito prima di essere accolta quale presenza di vita superiore.
Non potendo essere innalzata a simbolo riconosciuto e sottomissione al Divino, si pensò bene di rovesciarne la forma.
L’artista in fondo non avrebbe certo compromesso il significato, anzi la maestosità della piramide era visibile a notevolissima distanza.

Che cosa dunque potremmo attenderci dagli artifici se non il contrario di ciò che cerchiamo?

Sandro Piermarini

APPROFONDIMENTI

Disegnare lo spazio urbano è ormai un’esigenza sempre più viva nel mondo contemporaneo: attorno ad essa ruotano gli ingranaggi della progettazione, rigorosa, razionale, dettata da equilibri urbanistici, che prevede, di tanto in tanto, una scultura come completamento degli spazi o come icona-simbolo.
Ciò che colpisce nella progettualità delle sculture urbane di Sandro Piermarini è il loro essere oltre la scultura-oggetto, oltre il concetto del blocco monolitico: sono pure e rigorose concretizzazioni di idee, figure forti legate al senso della vita, alla sua congenita dualità.
In tal senso, in quanto incarnazioni dell’idea, ribaltano il senso della scultura nello spazio urbano, scavalcando il reiterarsi della progettazione in relazione all’ambito dato, che sovente è “ritagliato”, per ultimo, nell’ambiente.
L’idea-scultura si afferma in sé, partorita e scolpita a partire dal nulla, da quel “foglio bianco” che, genere, sembra ossessionato destinata solo ai pittori.
Diversamente da altri orientamenti teorici sulla scultura, Piermarini è convinto che “la pietra non ha memoria e non dà memoria”: il marmo che egli usa come materiale esclusivo va modellato per dar forma ad un’intuizione, ad un’idea che si materializza in un attimo, la cui unica “progettazione” è legata al tempo, alla pratica quotidiana che sottende la sua attuazione.
Il pensiero, nelle sue opere, conserva sempre tracce evidenti di un’ambivalenza “congenita”: la grande porta in marmo nasconde dietro di sé un’altra porta e, in sequenza, un’altra ancora: l’uscita è in realtà l’entrata di un altro enigma.
Ed ancora: tutte le porte conducono verso un “fuori” o un “dentro” ? L’ambivalenza per Piermarini ha anche una valenza positiva, sottolinea la libertà di scelta che si concretizza nella pluralità dei percorsi interni alle sculture. L’archetipo dell’antro, del labirinto diviene luogo di praticabilità: da denso ed oscuro spazio interiore si traduce nella possibilità dell’uomo di superare il varco, di attraversare il passaggio, di “possedere” la scultura.
L’opera ha in sé la staticità formale rigorosa, la “regolaità” delle leggi della fisica e la “dinamica” (dynamis in greco antico vuol dire forza) mentale delle possibilità che apre, del movimento appunto, creato dall’entrare “dentro” la struttura, invece che guardarla dal di fuori.
Caratteristica essenziale del concetto antimonumentale di Piermarini è, infatti, vivere dall’interno la scultura urbana, perché l’uomo ed il suo intelletto ne costituiscono il cuore pulsante, ne concretizzano l’anima.
La scultura diviene, in quest’ottica, essa stessa fulcro degli spazi dell’uomo, ribadendo in altri termini quanto è stato affermato in altre occasioni: la scultura urbana “…può anche non essere direttamente presente, cioè non essere realizzata, ma costituire il perno fondante dell’idea dello spazio”.

Luciana Cataldo

CONTENUTI

Di maraviglia, credo, mi dipinsi…

(Dante Alighieri – Purgatorio, Canto II)